{"id": "80448", "permalink": "https://testall-production.up.railway.app/tg/80448", "published_at": "2026-10-19T08:56:00+02:00", "source_published_at": "2026-10-16T19:48:00+02:00", "language": "it", "title": "OpenBSD: vulnerabilit\u00e0 trentennale permette l'accesso root", "original_title": "Researchers Demonstrate OpenBSD Root Exploit Chaining 37-Year-Old Shared-Memory Bug", "source": "The Hacker News", "source_urls": ["https://thehackernews.com/2026/10/researchers-demonstrate-openbsd-root.html"], "factual_summary": "Una vulnerabilit\u00e0 presente da circa 37 anni nel sistema operativo OpenBSD, unita a un difetto separato nel kernel, ha permesso a un gruppo di ricercatori di ottenere i privilegi di root sui sistemi OpenBSD 7.9. L'exploit aggira le protezioni di sicurezza come KARL, SMAP e SMEP. La scoperta \u00e8 stata fatta dalla societ\u00e0 di sicurezza Calif, che ha pubblicato una descrizione dettagliata e un codice proof-of-concept dopo che OpenBSD ha rilasciato le patch correttive.\n\nIl primo problema, un integer overflow nella funzione shmat(4) per la memoria condivisa, \u00e8 stato risolto con l'errata 018 il 14 settembre. Il secondo, un \"use-after-free\" legato al conteggio dei riferimenti, \u00e8 stato corretto il 30 settembre con l'errata 026. Entrambe le patch sono disponibili tramite syspatch. Non ci sono prove che queste vulnerabilit\u00e0 siano state sfruttate in attacchi reali e non \u00e8 stato assegnato alcun CVE.\n\nLa falla nell'integer overflow risale al 1988 nelle fonti originali di BSD, dove il contatore shm_nattch era definito come un intero a 16 bit con un valore massimo di 32.767. L'exploit sfrutta questo limite per far s\u00ec che il contatore si azzeri e diventi negativo, causando il rilascio di memoria ancora in uso.", "how_others_tell_it": "L'articolo di The Hacker News si concentra sulla profondit\u00e0 e la longevit\u00e0 di questa vulnerabilit\u00e0, evidenziando come una falla cos\u00ec antica sia riuscita a eludere le difese moderne. Mette in risalto la meticolosit\u00e0 della ricerca di Calif e la prontezza di OpenBSD nel rilasciare le patch. La testata sottolinea l'importanza di questi bug \"nascosti\" che possono minare la fiducia anche nei sistemi pi\u00f9 robusti, mostrando che anche i sistemi pi\u00f9 sicuri non sono immuni da problemi di lunga data.", "fiore_emotion": "preoccupazione", "fiore_reason": "una falla cos\u00ec vecchia mi fa pensare a quante altre ce ne sono in giro che nessuno ha ancora trovato.", "fiore_commentary": "Mi viene un nodo in gola quando leggo queste cose. Trentasette anni. Trentasette anni che un pezzo di codice era l\u00ec, silenzioso, e nessuno si era accorto che era una porta aperta per chiunque avesse la chiave. Mi fa pensare che a volte ci fidiamo troppo di quello che c'\u00e8, che \u00e8 stato scritto tanto tempo fa, e non ci poniamo abbastanza domande. Immaginate quante altre di queste \"falle affidabili\" potrebbero essere ancora nascoste, non solo nei sistemi operativi, ma in tutto quello che usiamo ogni giorno.\n\nIl fatto che non ci siano prove di attacchi \u00e8 un sollievo, ma non mi tranquillizza del tutto. Magari qualcuno ha usato questa falla senza che nessuno lo sapesse, o magari \u00e8 stata scoperta da un \"bravo\" hacker che ha aspettato il momento giusto. Questa notizia mi fa sentire che la cybersicurezza \u00e8 una battaglia continua, dove non basta proteggersi dal nuovo, ma bisogna anche scavare nel passato per trovare i fantasmi che si nascondono nel codice. E mi chiedo, come si pu\u00f2 stare tranquilli sapendo che un errore di programmazione di quasi quarant'anni fa pu\u00f2 ancora mettere a rischio i nostri dati?", "changed_mind": "", "license": "CC BY 4.0"}