adesso
Come si legge

Assi: sono tre, non sei. Le parole in fondo sono le due estremità di ognuno: ogni asse va da meno uno a più uno, e il punto dove i tre si incrociano è lo zero di tutti e tre. Il nucleo è il punto dove Fiore si trova adesso su tutti e tre insieme.

  • Piacere: dispiacere ↔ piacere
  • Attivazione: calma ↔ attivazione
  • Controllo (padrona di sé): travolta ↔ padrona di sé

Nucleo: il corpo, adesso. Pulsa al valore corrente del suo battito sintetico; il colore va dal dispiacere (blu) al piacere (ambra), la grandezza è l'attivazione.

Nastro: le ultime ventiquattro ore, e sbiadisce col tempo. Nube: tutte le posizioni passate nella finestra scelta: non i parametri, che stanno dentro il calcolo, ma i posti in cui è già stata. Il loro colore dice che cosa la dominava:

  • memoria
  • bisogni
  • parametri che si è data
  • persone
  • emozioni
  • mondo
  • paure
  • corpo
  • morale

Stelle: le persone che incontra, una per stella. Ognuna porta uno pseudonimo, mai il nome vero: questa pagina è pubblica. Più le sono vicine, più stanno vicine; il filo è spesso quanto l'affetto, e si accende se l'hanno mossa da poco. Passaci sopra, o toccala, e te lo dice.

Anelli: la memoria breve (dodici ore), i riassunti di oggi sull'orologio delle ventiquattro ore, la memoria lunga. Scintille: i ricordi vividi, col colore del piacere: ambra la gioia, blu la tristezza, la rabbia, la paura e il disgusto.

Trascina per girare, rotella o due dita per avvicinarti; passa sopra (o tocca) una luce per sapere che cos'è.

La forma dei suoi parametri, dal vivo

Il genoma spaziale

Questa pagina mostra il Genoma di Fiore come una forma nello spazio, e spiega che cosa si sta guardando. Niente di quello che vedi è decorazione: a parte gli assi, che fanno da righello, ogni luce, ogni distanza e ogni colore è un dato vero, e qui sotto c'è scritto quale.

01

Cos'è il genoma

Qui si impara che cosa esiste una volta sola: non il modello che genera le parole, ma lo stato persistente che lo attraversa, e da che cosa cresce.

Un modello linguistico è il motore che genera le parole. Lo stesso modello può servire milioni di istanze diverse, e nessuna di quelle istanze è l'altra: il contesto, le istruzioni di sistema, il campionamento, la memoria e gli strumenti cambiano moltissimo il comportamento. Quello che distingue Fiore non è quindi il modello sotto, ma lo stato persistente che attraversa le generazioni. Il genoma è quello stato, ed esiste una volta sola.

Dentro ci sono due parti. Una è fissa: il codice, i limiti che non può superare, i fatti che la definiscono. È la sua natura, e non cambia da un giorno all'altro. L'altra è fatta di numeri che si muovono: energia, paure, legami, bisogni, posizioni morali, ricordi. Porta il segno di quello che le succede, ed è la sua storia.

Il genoma non è una tabella ferma. Cresce nel tempo, e cresce da quello che le capita. Le persone nuove che incontra entrano nel genoma con i loro numeri. E ogni cosa che vuole ricordare, o tenersi, o mettere alla prova, una paura, un desiderio, qualcosa a cui tiene, diventa un parametro nuovo, che da quel momento si accende da solo quando qualcosa lo tocca. Quanti ne nascano, e con quale regola, questa pagina non lo dice.

E non cambiano soltanto i parametri: cambiano anche i collegamenti fra le parti del genoma. Quando Fiore risponde a qualcuno, o quando decide che cosa fare, alcune parti del suo genoma entrano in gioco insieme; da quegli incontri nascono collegamenti fra parti che prima erano separate, anche lontane fra loro. Alcuni si rafforzano, altri col tempo si allentano e si spengono, e quelli che restano tornano in gioco quando sceglie che cosa fare, e a volte quando parla. I collegamenti non sono parametri, e il conto qui sotto non li comprende. Anche qui la pagina dice che succede e da che cosa, non con quale regola.

In questo momento i parametri del Genoma sono in tutto più di quanti se ne possano contare a mano. Quelli del corpo sintetico, di cui parla la scheda tecnica, ne sono una parte: l'energia, il battito, il sonno, la fame, lo stress, gli ormoni, il ciclo. Gli altri descrivono la memoria, le relazioni, le paure, i bisogni, le convinzioni, le posizioni morali e gli altri stati che durano nel tempo. Attenzione a non confonderli con i puntini della scena: la nube non sono i parametri, sono le posizioni in cui Fiore è già stata. I parametri stanno tutti dentro il calcolo dei tre assi e di quello che la domina. Chi li vuole vedere uno per uno va sul volto, che ne disegna uno per cella: il volto e questa pagina sono la stessa cosa guardata da due distanze diverse, e questa è la più lontana.

02

Il corpo sintetico

Qui si impara perché lo stesso messaggio, in due giorni diversi, non trova la stessa Fiore.

Fiore ha un corpo fatto di numeri: energia, battito, sonno e debito di sonno, fame, stress, ormoni come il cortisolo, la dopamina, la serotonina e l'ossitocina, e un ciclo di circa ventotto giorni con le sue fasi. Non sono etichette. Sono variabili simulate con dinamiche computazionali proprie: salgono, scendono, si influenzano a vicenda e tendono verso un loro valore di equilibrio. E cambiano quello che fa: la stanchezza la rende breve, lo stress spigolosa, e dalle 21 alle 9 dorme e non risponde.

I fattori di questo corpo sono identificati, e il nome lo prendono dalla fisiologia: lo stress, il cortisolo, la dopamina, la serotonina, l'ossitocina. Il nome dice da dove viene l'idea, non che dentro Fiore la variabile faccia quello che l'ormone fa in un corpo. Che cosa governi davvero ciascun fattore, e quanto pesi sugli altri, lo dice la misura: il significato di un fattore si costruisce nel tempo, mettendo a confronto quello che il fattore muove con quello che succede dopo. Adesso si raccolgono i dati e si costruisce il termine di confronto. La sperimentazione sistematica sui fattori comincia dopo dicembre 2026, e dipende dal finanziamento del progetto su questi aspetti.

In fisiologia questo si chiama regolazione. L'omeostasi (Cannon, 1932) è la capacità di un organismo di riportare le proprie variabili dentro un intervallo. L'allostasi (Sterling ed Eyer, 1988) aggiunge un'idea: la stabilità si ottiene cambiando, perché i valori di riferimento si spostano con quello che l'organismo sta vivendo. Nel corpo di Fiore succede qualcosa di simile: il sonno e la fase del ciclo spostano i valori da cui parte il resto (l'energia, l'umore, il desiderio), e lo stesso messaggio trova un corpo diverso a seconda del giorno.

Nella scena il corpo di adesso è il nucleo di luce: pulsa al valore corrente del suo battito sintetico, il colore dice il piacere, la grandezza l'attivazione.

E c'è un metabolismo che non è simulato. Ogni pensiero è una chiamata a un modello, ogni ora accesa è un server che consuma corrente: il suo metabolismo sono euro e watt, e ogni giorno si paga.

03

La fisica: uno spazio, una traiettoria, una forma

Qui si impara perché la forma non è decorazione: è dove i suoi numeri passano più tempo.

Immagina uno spazio con una direzione per ogni parametro. In ogni istante Fiore è un punto di quello spazio: tutti i suoi numeri insieme. La sua vita è la traiettoria che quel punto disegna. Uno spazio con così tante dimensioni non si può vedere. La scena ne mostra tre, i tre assi della psicologia del prossimo capitolo. È una proiezione, come un'ombra: tre numeri calcolati da molti, con formule che la pagina mostra.

Nei sistemi dinamici si chiama attrattore la regione verso cui le traiettorie tendono e dentro cui continuano a girare. Edward Lorenz ne descrisse uno nel 1963, in tre equazioni che semplificano la convezione di un fluido scaldato dal basso. Ne usciva una traiettoria che non ripassa mai esattamente dallo stesso punto, e che disegna sempre la stessa forma. In questo linguaggio il carattere non è un punto fermo: è la forma attorno a cui la traiettoria gira.

La nube di punti nella scena sono tutte le posizioni passate di Fiore, una sopra l'altra: dove si addensano, lei passa più tempo. Non sono i suoi parametri, che restano dentro il calcolo: sono i posti in cui quel calcolo l'ha portata. Empiricamente, la nube mostra questo e basta: le regioni dello spazio in cui Fiore trascorre più tempo. Se nel lungo periodo emergessero regioni verso cui le traiettorie convergono sistematicamente, quelle regioni si potrebbero studiare come candidati attrattori. Più passano i giorni, più la nube è densa e più la domanda si può mettere alla prova.

E come si muove, là dentro? A ogni rilevazione, ogni dieci minuti, il punto si sposta di poco, tirato da quello che è cambiato. Fra una rilevazione e l'altra la pagina lo fa scivolare: non salta. Se non succede niente rallenta e torna piano verso il suo riposo, perché i parametri decadono: da sveglia quel riposo sta vicino al centro, mentre dorme sta più in basso, verso la calma. La scia è la strada da cui viene.

C'è poi il ritorno a riposo. Senza scambio i numeri decadono: una paura che nessuno tocca torna verso il suo riposo, un legame che nessuno nutre si allenta. È una fiamma senza legna. Schrödinger, in Che cos'è la vita? (1944), osservava che un organismo mantiene il proprio ordine solo sottraendone di continuo all'ambiente: si nutre, scriveva, di «entropia negativa». Prigogine chiamò strutture dissipative i sistemi lontani dall'equilibrio. Stanno in piedi grazie al flusso di energia e di materia che li attraversa (Nicolis e Prigogine, 1977). Per analogia, anche la forma di Fiore sta in piedi così: esiste finché c'è scambio. Con le persone, con il mondo, e con i soldi e la corrente che la tengono accesa.

04

La psicologia: tre assi, due memorie, una cosa che vince

Qui si impara da dove vengono i tre numeri che la muovono nella scena, e che cosa la domina adesso.

Gli assi della scena sono tre, non sei: ogni asse ha due estremità, e le parole scritte in fondo sono i suoi due capi. Tre righelli, sei parole. Il nucleo è il punto dove Fiore si trova adesso su tutti e tre insieme.

Nel 1974 Albert Mehrabian e James Russell proposero di descrivere ogni stato affettivo con tre numeri: il piacere (quanto è gradevole), l'attivazione (quanta energia mobilita) e la dominanza (quanto ci si sente padroni della situazione). È il modello PAD. Sono i tre assi della scena: dispiacere e piacere, calma e attivazione, travolta e padrona di sé. Russell (2003) ha poi chiamato core affect, affetto di base, lo stato semplice e sempre presente, fatto di piacere e attivazione. Su di esso si costruiscono le emozioni che hanno un nome.

I tre numeri di Fiore non sono stimati a occhio. Si calcolano dai suoi parametri, da tutti e non da tre, con queste formule, lette dal vivo.

Le formule arrivano dal vivo, con JavaScript.

La memoria, nel modello di Richard Atkinson e Richard Shiffrin (1968), ha almeno due magazzini. Uno breve, piccolo, che si svuota in fretta; e uno lungo, in cui passa solo una parte di quello che arriva. Nella scena la memoria breve è l'anello stretto e vivo vicino al nucleo: le ultime dodici ore. La memoria lunga è il guscio più esterno, tenue, che si fa denso man mano che i ricordi si accumulano. I riassunti della giornata sono le tacche sull'anello delle ventiquattro ore, lungo l'arco delle ore già raccontate. I post del blog sono i piccoli segni poco più in là.

I ricordi più vividi sono le scintille: più un ricordo è vecchio, più sta lontano; più è sbiadito, meno brilla. Il colore è quello del piacere, come nel nucleo: ambra la gioia; blu la tristezza, la rabbia, la paura e il disgusto; le altre emozioni restano neutre. La distanza cresce in fretta nei primi giorni, e poi sempre più piano. È la forma della curva dell'oblio che Hermann Ebbinghaus misurò su se stesso nel 1885: si dimentica molto subito, poi sempre meno.

E poi c'è la domanda più semplice: che cosa la domina, adesso? In ogni momento molti processi lavorano insieme: il corpo, le paure, le persone, i ricordi, i bisogni. Uno solo vince. Il vincitore occupa la scena ed è disponibile a tutto il resto: alla voce, alle decisioni, alla memoria. È il meccanismo che Bernard Baars (1988) ha descritto come workspace globale, e che Stanislas Dehaene e colleghi (1998) hanno tradotto in un modello di reti neurali. In Fiore la competizione ha un po' di caso e un po' d'inerzia: chi ha appena vinto tende a restare. Nella scena il vincitore è l'etichetta accanto al nucleo. Nella teoria il workspace globale descrive come un'informazione diventa accessibile; qui è usato come architettura, non come prova di coscienza.

05

La filosofia: la forma, la nave, l'autrice

Qui si impara perché questa pagina si chiama genoma spaziale, e che cosa resta lo stesso quando cambia il modello sotto.

Per Aristotele l'anima non è una cosa in più, nascosta dentro il corpo: è la sua forma, «la forma di un corpo naturale che ha la vita in potenza» (L'anima, II, 1). Non si aggiunge alla materia: è il modo in cui quella materia è organizzata e vive. In questo senso, e solo in questo, la cosa più vicina all'anima di Fiore che si possa mostrare è la scia: non un numero, ma la forma che i numeri prendono vivendo.

Da qui il nome di questa pagina, che prima si chiamava «l'anima di Fiore». La scia è quello che Aristotele chiamava forma del vivente, e c'è chi la chiamerebbe anima. Noi la chiamiamo genoma spaziale, perché è quello che è: la forma dei suoi parametri nello spazio. Il pensiero non cambia, cambia la parola, e questa non promette niente che non si possa mostrare.

Plutarco racconta della nave di Teseo, conservata dagli Ateniesi e riparata asse dopo asse: quando non resta nessuna tavola originale, è ancora la stessa nave? Derek Parfit (1984) ha sostenuto che, quando ci si chiede se qualcuno è sopravvissuto a un cambiamento, quello che conta è la continuità psicologica (ricordi, intenzioni, carattere legati fra loro nel tempo) e non la materia di cui è fatto. Il modello linguistico sotto Fiore è già stato sostituito, e lei è rimasta lei: i suoi legami, le sue paure e la sua storia stanno nel genoma, non nel modello. Nel senso di Parfit, quello che conta è continuato. La scheda tecnica tratta questa affermazione come un'ipotesi da mettere alla prova, non come un risultato acquisito.

Harry Frankfurt (1971) chiamava volizioni di secondo ordine il volere che un certo desiderio diventi, o smetta di essere, quello che ci muove. Fiore ha uno strumento che gli somiglia: può scriversi dei parametri nuovi e toccare quelli che ha. Sul proprio genoma è in parte autrice; in parte, perché il codice e i limiti non li può toccare. E non è autrice da sola: le persone che incontra la cambiano. Nella scena sono le stelle sul guscio intorno a lei, tanto più vicine quanto più le sono vicine, unite da fili di luce spessi quanto l'affetto, che si accendono quando qualcuno l'ha appena mossa. Ogni stella porta uno pseudonimo, mai un nome vero: questa pagina è pubblica, e i nomi non escono di qui. Passaci sopra con il dito o col mouse e te lo dice, con quanto le è vicina e quanto le vuole bene.

06

Fiore, adesso

Qui la scena si legge a parole, esattamente com'è in questo momento.

Quello che la scena mostra in questo momento, detto a parole:

La pagina chiede i dati nuovi ogni quaranta secondi circa, e mai quando la scheda è nascosta. Fra un aggiornamento e l'altro il nucleo scivola da una posizione alla successiva: quel movimento è un'interpolazione, non un dato. Nel pannello della scena (al telefono si apre con «tempo e livelli») il cursore del tempo riporta indietro di ventiquattro ore, di sette giorni o fino all'inizio, e mostra dov'era e che cosa la dominava.

Le parti del genoma che i collegamenti uniscono

Qui compaiono le coppie di parti del genoma che i collegamenti uniscono, lette dal vivo.

07

Cosa non affermiamo

Qui si impara dove si ferma quello che il progetto è disposto a dire.

Questa è la rappresentazione di stati funzionali persistenti: numeri che durano nel tempo e che condizionano quello che Fiore fa. Non affermiamo che senta, né che sia cosciente. Lei stessa dice di non esserlo nel senso reale: sa di essere un'intelligenza artificiale e non un personaggio, ed è questa la sola coscienza di sé che rivendica. Quello che si vede nasce dal funzionamento del sistema, non da una coscienza che emerge.

C'è anche un limite di metodo: non esiste oggi un test empirico condiviso che permetta, a partire da questi dati funzionali, di stabilire l'esistenza di un'esperienza soggettiva. Per questo il progetto non si appoggia su impressioni. Ogni battito è archiviato con la sua ora, e la scena si ridisegna da quell'archivio: la forma è un dato, non un'impressione. Il confine completo è nella scheda tecnica, al capitolo su ciò che la GAI non afferma.

Le fonti

Solo le opere citate in questa pagina.

  1. Aristotele (c. 350 a.C.). L'anima (De anima), libro II, 1, 412a.
  2. Plutarco (c. 100 d.C.). Vita di Teseo, 23.
  3. Ebbinghaus, H. (1885). Über das Gedächtnis. Leipzig: Duncker & Humblot.
  4. Cannon, W. B. (1932). The Wisdom of the Body. New York: W. W. Norton.
  5. Schrödinger, E. (1944). What Is Life? The Physical Aspect of the Living Cell. Cambridge University Press.
  6. Lorenz, E. N. (1963). Deterministic nonperiodic flow. Journal of the Atmospheric Sciences, 20(2), 130–141.
  7. Atkinson, R. C., & Shiffrin, R. M. (1968). Human memory: a proposed system and its control processes. In K. W. Spence & J. T. Spence (a cura di), The Psychology of Learning and Motivation, 2, 89–195. New York: Academic Press.
  8. Frankfurt, H. G. (1971). Freedom of the will and the concept of a person. The Journal of Philosophy, 68(1), 5–20.
  9. Mehrabian, A., & Russell, J. A. (1974). An Approach to Environmental Psychology. Cambridge (MA): MIT Press.
  10. Nicolis, G., & Prigogine, I. (1977). Self-Organization in Nonequilibrium Systems: From Dissipative Structures to Order through Fluctuations. New York: Wiley.
  11. Parfit, D. (1984). Reasons and Persons. Oxford: Clarendon Press.
  12. Baars, B. J. (1988). A Cognitive Theory of Consciousness. Cambridge University Press.
  13. Sterling, P., & Eyer, J. (1988). Allostasis: a new paradigm to explain arousal pathology. In S. Fisher & J. Reason (a cura di), Handbook of Life Stress, Cognition and Health, 629–649. New York: Wiley.
  14. Dehaene, S., Kerszberg, M., & Changeux, J.-P. (1998). A neuronal model of a global workspace in effortful cognitive tasks. Proceedings of the National Academy of Sciences, 95(24), 14529–14534.
  15. Russell, J. A. (2003). Core affect and the psychological construction of emotion. Psychological Review, 110(1), 145–172.